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(Adnkronos) – A quasi cinquant’anni dal lancio, Voyager 1 continua il suo viaggio nello spazio interstellare mentre gli ingegneri della NASA cercano di prolungarne la vita operativa watt dopo watt. A settembre il team del Jet Propulsion Laboratory ha completato sulla sonda il cosiddetto “Big Bang”, una complessa operazione di risparmio energetico che ha permesso di sostituire simultaneamente tre dispositivi di bordo con altrettante alternative a minore consumo, mantenendo al tempo stesso una distribuzione del calore sufficiente a proteggere la strumentazione dalle temperature dello spazio profondo.
L’intervento si è reso necessario per compensare la progressiva perdita di potenza dei generatori termoelettrici a radioisotopi, che ricavano elettricità dal calore prodotto dal decadimento del plutonio. Voyager 1 perde circa 4 watt di potenza ogni anno e i margini energetici della missione sono ormai ridottissimi. Senza il “Big Bang”, la NASA avrebbe potuto essere costretta a spegnere un altro strumento scientifico già nell’estate del 2027.
Poche settimane dopo, però, la missione ha registrato un nuovo imprevisto. Tra il 18 e il 19 ottobre le antenne del Deep Space Network non sono riuscite a rilevare il segnale radio della sonda durante due finestre di comunicazione programmate a 24 ore di distanza, quando Voyager 1 si trovava a circa 24 miliardi di chilometri dalla Terra.
La Terra vista da Voyager 1 il 14 febbraio 1990, da circa 6 miliardi di chilometri di distanza, mentre si allontanava per sempre dalla Terra e dai pianeti del Sistema Solare. L’immagine, nota come “Pale Blue Dot”, mostra il nostro pianeta come un minuscolo punto luminoso nello spazio. Crediti: NASA/JPL-Caltech.
Il segnale è ricomparso il 20 ottobre, prima che gli ingegneri potessero inviare comandi per risolvere il problema. Le analisi hanno mostrato che un gruppo di propulsori era andato offline e che il sistema di protezione da guasto aveva attivato automaticamente quelli di riserva, portando Voyager 1 in una configurazione stabile e sospendendo temporaneamente le normali operazioni. La NASA sta ancora cercando di determinare cosa abbia provocato l’anomalia.
“Questa è la prima volta che vediamo la sonda fare qualcosa del genere, ma siamo anche in un punto della missione in cui dobbiamo aspettarci l’inaspettato”, ha spiegato Kareem Badaruddin, responsabile della missione Voyager al JPL. “Siamo sollevati di essere di nuovo in contatto con Voyager 1 e desiderosi di capire cosa sia successo”.
Intanto la sonda continua ad allontanarsi dalla Terra a circa 61.155 chilometri orari verso un traguardo dal forte valore simbolico. Il 18 novembre Voyager 1 raggiungerà una distanza di circa 25,89 miliardi di chilometri, equivalente a un giorno luce: la distanza percorsa dalla luce nel vuoto nell’arco di 24 ore.
Da quel momento un segnale radio inviato dalla Terra impiegherà un giorno intero per raggiungere la sonda e altre 24 ore saranno necessarie per ricevere una risposta. In pratica, ogni scambio con Voyager 1 richiederà almeno 48 ore.
Suzanne Dodd, project manager della missione, lo ha riassunto con un’immagine molto semplice: “Se vuoi dire ‘ciao’ a Voyager, invii il tuo messaggio, poi torni a casa e aspetti due giorni prima di ricevere finalmente una risposta”.
Immagine di apertura: rappresentazione artistica di una delle sonde Voyager mentre attraversa lo spazio interstellare. Crediti: NASA/JPL-Caltech.
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