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I progressi scientifici a dieci anni dal terremoto di Amatrice

Redazione Universoinformatico24.it Da Redazione Universoinformatico24.it
21 Agosto 2026
in Curiosità
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I progressi scientifici a dieci anni dal terremoto di Amatrice
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(Adnkronos) – A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito Amatrice e l'Appennino centrale, i progetti condotti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e il Dipartimento della Protezione Civile hanno portato a un avanzamento nella conoscenza della struttura geologica del territorio italiano. Il completamento del Foglio geologico Norcia nell'ambito del progetto Cartografia Geologica e Geotematica e i modelli tridimensionali sviluppati tramite il programma Retrace 3D hanno permesso di definire la geometria e il comportamento delle faglie attive responsabili della sequenza sismica.  
Massimiliano Moscatelli, direttore dell'Istituto di Geoscienze del CNR, ha dichiarato: "Integrando osservazioni del terreno, dati geofisici e informazioni sismologiche, oggi disponiamo di una conoscenza molto più dettagliata della geologia e del sistema di faglie dell'Appennino centrale che ha generato la sequenza sismica nell'area di Amatrice e Norcia.

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Queste conoscenze consentono oggi di individuare meglio le criticità del territorio e di fornire informazioni più accurate a supporto della prevenzione, della ricostruzione e della sicurezza delle comunità".  Sul fronte degli effetti locali dello scuotimento del terreno, i rilievi effettuati nei Comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto hanno dimostrato l'impatto della conformazione del sottosuolo sulla propagazione dell'onda sismica, come spiegato dalla ricercatrice Iolanda Gaudiosi: "Grazie a rilievi e modelli numerici avanzati, possiamo individuare con maggiore affidabilità le aree più esposte ad amplificazioni locali, frane e altri effetti indotti, fornendo informazioni preziose per la pianificazione territoriale e la sicurezza delle costruzioni".  
Un'applicazione diretta di questi studi riguarda la microzonazione sismica e la pianificazione dell'emergenza attraverso il Centro per la microzonazione sismica. Marco Mancini dell'Istituto di Geoscienze dichiara: "Disponiamo di una delle più ampie raccolte di dati e cartografie sugli effetti locali dei terremoti, a supporto della pianificazione, delle attività quotidiane e della gestione del rischio."   

Mappe SAR Sentinel-1 (pre e post sisma del 24/08/2016) delle deformazioni co-sismiche in linea di vista (in alto) e delle componenti verticali ed Est-Ovest (in basso), con tracciato della faglia in blu.

   "Nel 2016 solo il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Condizione Limite per l'Emergenza approvata", racconta Margherita Giuffré del CNR, "oggi siamo arrivati all'86%, un dato importante che mostra come gli strumenti di prevenzione si traducano in pianificazione e gestione territoriale". Anche sul piano del telerilevamento, l'evento del 2016 ha segnato un punto di svolta nell'uso operativo dell'interferometria differenziale radar satellitare per quantificare gli spostamenti della superficie terrestre. Le immagini hanno evidenziato un'estesa area di abbassamento del suolo, con deformazioni fino a circa 20 centimetri nell'area di Accumoli, confermando l'efficacia dell'interferometria differenziale radar satellitare, tecnica che consente di confrontare immagini precedenti e successive ad un evento sismico per misurare con estrema precisione gli spostamenti superficiali e le deformazioni associate alle faglie responsabili.  
L'evoluzione tecnologica ha successivamente portato all'elaborazione dell'algoritmo Parallel Small Baseline Subset, integrato con le costellazioni Cosmo-SkyMed e Sentinel-1 per il tracciamento continuo del suolo. Riccardo Lanari, del Cnr-Irea e direttore dell'Istituto all'epoca del sisma sottolinea: "Grazie alla continuità dei dati satellitari e all'automazione delle elaborazioni basate sulla tecnica P-SBAS, siamo passati dall'analisi di singoli eventi a sistemi permanenti di monitoraggio, oggi impiegati per i Campi Flegrei, il Vesuvio, l'Etna, Stromboli e Vulcano, oltre che per le deformazioni legate a subsidenza e dissesto idrogeologico su scala nazionale, come nel recente caso della frana di Niscemi". Infine, nel contesto dell'infrastruttura di ricerca europea EPOS, l'integrazione degli algoritmi su piattaforme in cloud consente la misurazione automatica delle deformazioni sismiche su scala globale, come riassunto da Francesco Casu del CNR-IREA: "è stato sviluppato un servizio in grado di rilevare, alla scala globale, le deformazioni che si verificano sulla terra solida a seguito di terremoti di notevole magnitudo (superiore a 5.5) e ha reso disponibili i propri algoritmi su cloud, consentendo elaborazioni automatiche e on demand da parte della comunità scientifica internazionale". 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronostecnologia
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