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Tra il 2020 e il 2021, le attività che si svolgono sul web, in maniera completamente digitale, hanno vissuto un improvviso boom. Non parliamo solo di negozi online e didattica a distanza, bensì anche di tutte quelle persone che, appoggiandosi a piattaforme di streaming come Twitch e YouTube, ci intrattengono nel tempo libero, accompagnando di fatto le nostre giornate.

 Guadagnare grazie allo streaming, oggi più che mai, è una realtà per molti giovani “creativi”. Non occorre, per forza, essere degli artisti per ottenere visibilità e dare vita ad una community: a volte basta un interesse personale, dal cinema ai videogiochi. O, più, semplicemente una buona parlantina, un modo di fare rilassato e la capacità di cogliere al volo gli argomenti del giorno.

 Insomma, tra chi ha in mente un progetto ben preciso e chi comincia un po’ per gioco, accorgendosi solo in seguito di poter ricavare degli introiti regolari dall’attività di streamer, tanti ragazzi e tante ragazze hanno approfittato del periodo per confrontarsi col pubblico e – perché no – provare a monetizzare.

 Lavorare online su Twitch o YouTube: come funziona?

 Quella dello streamer è un’attività ancora sul nascere, motivo per cui non esistono regole valide per tutti. Pertanto, ogni creatore di contenuti è soggetto alle norme dettate, di volta in volta, dalla singola piattaforma utilizzata (che, quindi, è libera di stabilire quale sia il compenso da destinare ai suoi utenti).

Ma non solo: oltre a decidere quanto guadagna uno streamer, la piattaforma ha potere assoluto anche sul come. Dunque, a seconda dei casi, il compenso può dipendere dalle visualizzazioni (o dal tempo di visualizzazione dei contenuti) o dagli abbonamenti, oppure essere frutto di libere donazioni inviate dagli utenti.

Quando bisogna aprire Partita IVA come streamer?

A prescindere dalla modalità di guadagno, rimane comunque l’obbligo di avviare la Partita IVA, non appena l’attività assume una forma stabile e duratura.

Sia che incassi tramite donazioni, sia che il compenso derivi da click, visual o sponsorizzazioni di prodotti, il creatore di contenuti è sempre un freelancer.

E, in Italia, chiunque voglia dedicarsi ad un lavoro freelance, non importa se online o offline, è chiamato ad attivare la Partita IVA, ad emettere regolarmente fattura, ma soprattutto a dichiarare gli incassi e versare imposte e contributi.

Di conseguenza, se la tua attività su Twitch, YouTube, ecc. sta andando a gonfie vele, i guadagni crescono e stai per superare i 30 giorni di collaborazione con una o più piattaforme, ti suggeriamo di contattare un consulente fiscale online per valutare le prossime mosse e farti assistere nell’apertura della Partita IVA.