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Ogni giorno riceviamo centinaia di email pubblicitarie, molte di queste sono lecite, altre meno, ma i sistemi antispam sono in grado di identificare, oramai, in modo efficace lo spam. Quello che non tutti sanno è che, anche le email pubblicitarie che abbiamo acconsentito a ricevere, contengono delle parti di codice “nascosto” in grado di tracciare ed inviare le nostre informazioni a decine di aziende contemporaneamente. Questo è quanto emerso da una pubblicazione di Luca Mercatanti, da pochi giorni rilasciata sul suo Blog specializzato in Comunicazione Digitale e Digital Marketing.

Secondo lo studio condotto da Mercatanti, l’apertura di una semplice email presa come esempio ha prodotto l’invio dei dati sensibili e personali del lettore a ben 24 aziende differenti. Nell’esatto istante in cui la mail pubblicitaria è stata aperta, centinaia di richieste sono viaggiate nella Rete, associando un ID che di per se dovrebbe rimanere anonimo, ad un indirizzo email e ad eventuali dati personali contenuti nel database dalla quale la campagna pubblicitaria è partita. Sebbene l’email di esempio abbia un numero elevato di tracker rispetto alla media, la maggior parte delle email (70%) incorpora almeno un tracker.

In realtà, ci spiega Luca Mercatanti, questa scoperta non è una novità, in quanto si tratta di una delle tecniche di Digital Marketing più vecchie che esistano: “prima ancora delle campagne pubblicitarie all’interno dei Social Network, poche attività di comunicazione digitale funzionavano bene come le DEM (Direct Email Marketing)“. La novità, per così dire, più grande è sicuramente la quantità immensa di dati che viene trasferita ad aziende terze, legate generalmente per motivi commerciali alla realtà che invia la campagna pubblicitaria. In un mondo in cui la privacy ne fa da padrona, la semplice apertura di una mail comporta il tracciamento degli interessi del lettore. Questi sistemi di tracking, infatti, non sono utili solamente a capire l’andamento di una campagna (quante persone hanno letto la mail, quanti hanno fatto click sui contenuti interni e quanti hanno effettivamente acquistato sul sito di destinazione), ma anche il comportamento che gli utenti hanno una volta letta (o meno) la comunicazione commerciale.

Ci dobbiamo preoccupare del Digital Marketing?

Ci verrebbe scontato da chiederci se ci dobbiamo preoccupare del Digital Marketing e dell’email marketing in generale, alla luce delle scoperte fatte da Luca Mercatanti.
Dobbiamo precisare che quello appena descritto non è una sorta di “hack” o trucco ingannevole messo in atto dalle aziende, ma una funzione presente in ogni client di posta elettronica: quando una risorsa viene richiamata, per esempio un’immagine, questa invia una serie di informazioni al server nella quale è ospitata, dati che possono essere lecitamente elaborati in una miriade di modi, tra cui anche per il tracciamento dell’utente, se questo ne ha acconsentito al momento dell’iscrizione.
Il tracciamento dei vostri comportamenti che avviene mediante la lettura di una mail è quanto di meno invasivo vi possa essere sul Web: basti pensare che i Social Network raccolgono decine di migliaia di informazioni ogni giorno su come utilizzare i vostri dispositivi elettronici e del vostro comportamento su smartphone, siti Web e Social Network stessi. Dato che i Social Network sono in grado di localizzarvi mediante l’utilizzo del GPS (al fine di proporvi la pubblicità migliore possibile), preoccuparsi per un tracciamento di questo tipo (email) è abbastanza insensato.

GDPR e Comunicazione Digitale

Fortunatamente, in Europa, abbiamo il famoso GDPR che ci viene in aiuto. Lo stesso Art.17 prevede che l’interessato (cioè la persona cui dati si riferiscono) possa chiedere al titolare del trattamento di tali dati la loro cancellazione e che quest’ultimo debba procedere a ciò senza ingiustificato ritardo:

L’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, se sussiste uno dei motivi seguenti