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Campi Flegrei: il modello sul “caso peggiore” esclude un’eruzione imminente

Redazione Universoinformatico24.it Da Redazione Universoinformatico24.it
13 Gennaio 2026
in Curiosità
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Campi Flegrei: il modello sul “caso peggiore” esclude un’eruzione imminente
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(Adnkronos) – Un nuovo studio scientifico, pubblicato sulla prestigiosa rivista "Communications Earth and Environment" di Nature, offre una prospettiva inedita sull'evoluzione della caldera dei Campi Flegrei. La ricerca, condotta dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con l'Università di Ginevra, ha elaborato un modello a lungo termine basato sullo scenario più cautelativo, definito in letteratura come "the worst case" (il caso peggiore). L'assunto di partenza del modello è che il sollevamento del suolo registrato dal 2005 a oggi, così come le crisi degli anni '50, '70 e '80, sia riconducibile a intrusioni magmatiche a circa 4 chilometri di profondità. Questa ipotesi permette di studiare la risposta della crosta terrestre alle sollecitazioni del sottosuolo. 
Nonostante i dati indichino la presenza di magma potenzialmente eruttabile e una pressione interna sufficiente a fratturare la crosta, l'evento eruttivo sarebbe attualmente ostacolato da vincoli fisici insormontabili. Luca Caricchi, professore all'Università di Ginevra, spiega che l'eruzione è frenata dalla "combinazione di diversi fattori, tra cui il ridotto volume del serbatoio magmatico e la deformazione viscosa della crosta circostante". Uno dei punti cardine della ricerca riguarda la dinamica dei fluidi all'interno della camera magmatica. Se il serbatoio ha dimensioni ridotte, un'eventuale frattura causerebbe un crollo immediato della pressione interna, togliendo al magma la spinta necessaria per completare la risalita. "Un'eventuale fuoriuscita di magma determinerebbe un repentino abbassamento della pressione interna che, a sua volta, non fornirebbe al magma energia sufficiente per arrivare in superficie", precisano i ricercatori Charline Lormand e Guy Simpson. In sintesi, il sistema attuale non possiede la "massa critica" per sostenere un'eruzione fino alla bocca vulcanica.   
Evoluzione temporale del volume di magma e dei fluidi in eccesso a diverse temperature. La figura riporta i risultati per iniezioni di magma di uno spessore pari a 25 m, nonché i volumi massimo e minimo degli eventi di iniezione di magma. Il limite inferiore di ciascuna regione colorata si riferisce ai calcoli eseguiti considerando il volume minimo di magma iniettato in ciascun evento. I numeri vicino alle linee tratteggiate indicano il volume minimo e massimo di magma iniettato in ogni episodio. Le bande di colore differente rappresentano i volumi dei fluidi in eccesso (in blu e associati all'asse y destro) e del magma a diverse temperature presenti nel serbatoio magmatico nel tempo.
  Sebbene le condizioni attuali siano rassicuranti, il modello analizza anche l'evoluzione futura. Se i tassi di sollevamento dovessero proseguire con l'intensità odierna, la sorgente magmatica potrebbe impiegare alcune decine di anni per accumulare volumi paragonabili a quelli dell'ultima eruzione storica, avvenuta nel 1538 (Monte Nuovo). Stefano Carlino (INGV) chiarisce che la scelta di questo scenario è la più prudente per la sicurezza della popolazione, pur sottolineando che la natura reale della sorgente del bradisismo, se magmatica o idrotermale, resta oggetto di dibattito. Allo stesso modo, Tommaso Pivetta (INGV) ribadisce che, nonostante le fratture crostali esistenti, "le condizioni attuali non risultano idonee a un evento eruttivo". La sfida della comunità scientifica rimane quella di affinare i sistemi di monitoraggio geofisico e geochimico per decifrare con precisione millimetrica i segnali che il vulcano invia dal profondo, riducendo l'incertezza sulle previsioni a lungo termine. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Tags: adnkronostecnologia
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