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Climatologia spaziale: il metodo italiano per prevedere i brillamenti solari

Redazione Universoinformatico24.it Da Redazione Universoinformatico24.it
9 Gennaio 2026
in Curiosità
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Climatologia spaziale: il metodo italiano per prevedere i brillamenti solari
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(Adnkronos) – La protezione delle infrastrutture tecnologiche terrestri e orbitali ha compiuto un significativo passo in avanti grazie ai risultati del progetto SunDish. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, ha dimostrato come l'osservazione del Sole ad alte frequenze radio tramite i radiotelescopi dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) possa prevedere i brillamenti solari (flare) con un elevato tasso di successo. Questa nuova metodologia si affianca ai sistemi basati sull'intelligenza artificiale, offrendo un indicatore fisico diretto dei processi magnetici solari. 
I brillamenti solari sono massicci rilasci di energia che, viaggiando alla velocità della luce, raggiungono la Terra in circa otto minuti, interferendo potenzialmente con i satelliti GPS e le comunicazioni radio. La ricerca, coordinata dall'astrofisica Sara Mulas, ha individuato nelle anomalie delle onde radio un precursore affidabile di tali eventi. 
Attraverso l'analisi di 450 mappe solari effettuate tra il 2018 e il 2023 in banda K (18-26 GHz), è stato osservato il fenomeno del "flattening spettrale". In condizioni di quiete, lo spettro radio solare appare ripido; tuttavia, l'emersione di intensi campi magnetici nella cromosfera provoca un appiattimento della curva spettrale. Secondo i dati raccolti, questa anomalia si manifesta fino a 30 ore prima del brillamento nell'89% dei casi analizzati
.
 

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 Il monitoraggio costante è stato reso possibile grazie a due grandi infrastrutture italiane: il Grueff Radio Telescope di Medicina (Bologna) e il Sardinia Radio Telescope (SRT) di San Basilio (Cagliari). Inizialmente, puntare tali antenne verso il Sole era considerato rischioso per la stabilità dei ricevitori a causa dell'intenso calore.   
Simona Righini, tecnologa dell'INAF, ha spiegato come è stato superato il limite tecnico: ”Insieme agli ingegneri, abbiamo effettuato test e dimostrato che, grazie all'impiego di opportuni attenuatori, il segnale del Sole si poteva maneggiare senza problemi.” Questo adattamento ha trasformato i radiotelescopi in strumenti fondamentali per la meteorologia spaziale (space weather), con prospettive di estendere le osservazioni fino a 100 GHz. L’importanza del progetto risiede nella capacità di mitigare le minacce alle reti tecnologiche moderne. Oltre ai brillamenti, l'attività solare può innescare espulsioni di massa coronale (CME), nubi di plasma che causano tempeste geomagnetiche. Mentre i brillamenti colpiscono la Terra quasi istantaneamente, le CME impiegano ore o giorni, offrendo una finestra temporale per la messa in sicurezza dei sistemi se correttamente anticipate. 
Alberto Pellizzoni, coordinatore di SunDish, evidenzia il potenziale futuro della ricerca: ”L’inclusione di ulteriori parametri […] potrebbe portare la precisione fino al 97%, aprendo prospettive concrete per l’integrazione di questa metodologia nei futuri sistemi operativi di meteorologia spaziale.” L'obiettivo a lungo termine è la transizione verso il progetto Solaris, che mira ad assicurare una raccolta dati continua per una protezione costante delle reti elettriche e dei sistemi di navigazione globali. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tags: adnkronostecnologia
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