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(Adnkronos) – Il cambio di vertice alla NASA porta con sé una revisione radicale dei piani per l'esplorazione del satellite. Jared Isaacman, l’imprenditore miliardario scelto dalla Casa Bianca per guidare l’agenzia, ha annunciato lo stanziamento di circa 20 miliardi di dollari destinati alla costruzione di una base lunare fissa. Questa decisione comporta l'immediata sospensione del progetto Gateway nella sua forma attuale: la stazione orbitante che avrebbe dovuto fungere da ponte per gli sbocchi sulla superficie viene messa da parte a favore di infrastrutture dirette sul suolo. Il nuovo corso punta a convertire le tecnologie già sviluppate per accelerare i tempi della permanenza sul satellite, spostando il focus dai sistemi di volo orbitale alla logistica di superficie necessaria per una presenza duratura. La tabella di marcia delineata da Isaacman prevede uno sviluppo in tre fasi distinte, articolato attraverso decine di missioni nel corso dei prossimi sette anni. Inizialmente, gli sforzi si concentreranno sulla creazione di reti di comunicazione e navigazione, supportate dall'invio di lander robotici per la mappatura e lo spostamento dei carichi. Successivamente, la fase operativa vedrà il ritorno sistematico degli astronauti sulla superficie, fino al consolidamento di un insediamento umano di lunga durata. Nonostante le criticità ambientali note, dalle radiazioni cosmiche alle escursioni termiche estreme fino all'assenza di gravità che altera la fisiologia umana, l'investimento mira a creare un avamposto capace di sostenere la vita e le attività di ricerca nel lungo periodo. L’urgenza impressa da Isaacman non risponde solo a necessità scientifiche, ma si inserisce in un quadro di competizione geopolitica con la Cina. Pechino ha già fissato al 2030 il termine per portare i propri uomini sulla Luna, una scadenza che ha spinto Washington a rimodulare le priorità per non perdere il primato tecnologico. Secondo l’amministratore, il successo in questa sfida si misurerà sulla capacità di reagire in tempi brevi, superando i ritardi che hanno recentemente interessato il programma Artemis, il cui allunaggio è stato posticipato al 2028. La retorica dell’eccezionalismo americano torna così al centro della strategia spaziale, con la Luna vista come il primo avamposto necessario per la successiva proiezione verso l'ignoto. Oltre al dossier lunare, la NASA guarda già verso Marte con il lancio della Space Reactor-1 Freedom. Si tratta del primo veicolo spaziale interplanetario a propulsione nucleare, progettato per raggiungere il pianeta rosso entro la fine del 2028. Una volta arrivato a destinazione, il vettore rilascerà una flotta di droni elicottero evoluti, basati sul design del predecessore Ingenuity che ha operato su Marte nel 2021. L’integrazione della tecnologia nucleare rappresenta il salto qualitativo necessario per ridurre i tempi di percorrenza e garantire l’energia sufficiente a operazioni complesse lontano dalla Terra, segnando l’inizio di una nuova era dell’esplorazione interplanetaria.
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