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Roma, 16 maggio 2023 – L’Italia ha il maggior numero di imprese in Europa ma anche la maggior frammentazione economica. Con un 95% del tessuto economico costituito da micro imprese e il 4% da PMI, spesso concentrate esclusivamente sul prodotto, l’imprenditoria italiana è rimasta indietro in termini strategici, culturali e organizzativi. Sono aziende a conduzione familiare, nelle quali spesso mancano cultura manageriale e strategica, visione orientata alla digitalizzazione e all’automazione e predisposizione verso l’innovazione.
Le condizioni che influiscono significativamente sull’economia italiana sono principalmente legate alle imprese che il “mercato off”, cioè caratterizzate da difficoltà nel generare valore aggiunto e bassa produttività del lavoro e del capitale. La stessa ricerca ipotizza un effetto domino che genera altre sfide cruciali per il nostro Paese, come la diminuzione dei consumi interni, basse prospettive di crescita, instabilità del mercato del lavoro, precarietà, bassa natalità e disuguaglianze.
Secondo un’indagine condotta da Mama Industry, società di consulenza aziendale fondata da Marco Travaglini e Fabrizio Mecozzi, risulta evidente che troppe poche mPMI italiane siano effettivamente competitive. Nella maggior parte dei casi, il management è formato da membri della famiglia, parenti o amici, a discapito delle competenze oggettive. Questo dato è un simbolo di resistenza e di mancanza di fiducia nell’affidarsi a professionisti esterni competenti, aperti al cambiamento e in contatto con ambienti, professioni, strumenti e metodologie di trasformazione e innovazione. Le statistiche provenienti da un’indagine ISTAT sui motivi della scarsa diffusione dell’innovazione confermano inoltre che la bassa propensione a investire in innovazione e progetti di Ricerca e Sviluppo è correlata alla mancanza di interazione con ecosistemi, filiere e comunità.
Queste imprese si trovano intrappolate in una situazione stagnante, producono un valore aggiunto limitato che viene raramente reinvestito e faticano ad accedere a finanziamenti. La loro condizione crea un circolo vizioso che impedisce la loro crescita ed è questo il problema che il progetto Consulente Paziente di Mama Industry mira a risolvere; attraverso una Community apposita l’obiettivo è democratizzare la consulenza e i servizi a valore aggiunto per le piccole realtà, mettendo a loro disposizione gli stessi strumenti di cui godono le grandi aziende. Ciò favorisce l’aumento della produttività adottando un approccio economico, emotivamente accessibile e a basso sforzo per gli imprenditori restii al cambiamento.
Fabrizio Mecozzi ha commentato il lancio del progetto spiegando l’obiettivo centrale, ovvero quello di aiutare coloro che hanno maggiori difficoltà nell’accedere a metodologie e strumenti di crescita. Ha poi sottolineato che queste piccole e medie imprese, molto spesso, si caratterizzano da buoni prodotti e buone idee. Per questo hanno scelto di non rivolgersi alle grandi imprese, anche se potenzialmente più redditizie, ma di focalizzarsi sulle mPMI, offrendo loro un supporto a 360 gradi.
Marco Travaglini ha aggiunto che si tratta di un processo di “democratizzazione” grazie al quale i servizi di consulenza diventano più accessibili. Secondo Travaglini, infatti, la chiave del progetto non risiede nella fase progettuale perché gli imprenditori sanno come produrre i propri prodotti. Piuttosto il loro intervento si colloca nella fase di innovazione e di definizione delle strategie finalizzate alla continuità aziendale.
È essenziale consentire l’accesso a tutto ciò che può generare valore aggiunto al fine di eliminare qualsivoglia ostacolo all’innovazione. Il progetto Consulente Paziente è stato sviluppato attraverso una collaborazione con le Università di Verona e di Bologna, nonché con il Gran Sasso Science Institute dell’Aquila. La sua fondamenta è la creazione di una Community composta da consulenti altamente qualificati che possiedono competenze trasversali e un’esperienza imprenditoriale o un forte coinvolgimento emotivo nel settore. Il paradigma alla base del progetto è che l’innovazione sia più una questione di esperienza e fiducia che di pura tecnica.
Questi professionisti, mediante l’utilizzo di diverse piattaforme, strumenti e metodi in fase di sviluppo, andranno a supportare gli imprenditori nel fare il primo passo verso l’innovazione. Questo primo approccio è spesso il più difficile perché richiede pazienza nel guidare l’imprenditore e accompagnarlo verso una nuova produttività, passo dopo passo.
Attraverso uno studio condotto presso l’Università di Verona, inoltre, è stato identificato il profilo ideale del Consulente (Paziente) per le imprese con problemi di produttività. Questo studio ha riconosciuto l’importanza non solo delle competenze tecniche, ma anche e soprattutto delle soft skills che consentono di sviluppare relazioni di fiducia. Questa è la novità della proposta di Consulente Paziente, cioè quella di fondarsi sull’importanza di considerare il piccolo imprenditore non solo come entità giuridica, ma anche come persona individuale.
Per far parte della Community i Consulenti devono superare un rigoroso processo di selezione per il quale vengono analizzate variabili psicoattitudinali, tra cui la pazienza e l’empatia.
Consulente Paziente si propone come una risorsa per le mPMI che sono focalizzate esclusivamente sul prodotto e che non hanno la capacità di sviluppare strategie, lavorare secondo processi, comunicare efficacemente e accedere al credito, elementi fondamentali oggi quanto il prodotto stesso. L’obiettivo è aiutare gli imprenditori a sviluppare una consapevolezza adeguata, sia della situazione attuale della propria azienda che delle potenziali prospettive di sviluppo futuro.