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Dalla SEO alla generative engine optimization: cosa cambia per le imprese B2B

Redazione Universoinformatico24.it Da Redazione Universoinformatico24.it
3 Luglio 2026
in Curiosità
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Per molti anni, quando un’azienda voleva aumentare la propria presenza online, il punto di partenza era quasi sempre la SEO. Si studiavano le parole chiave, si miglioravano le pagine del sito e si pubblicavano contenuti pensati per conquistare una buona posizione su Google. L’obiettivo era semplice: farsi trovare prima dei concorrenti e portare nuovi visitatori sulle pagine aziendali.

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Con la diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale, questo meccanismo sta iniziando a cambiare. Sempre più professionisti chiedono direttamente a un assistente digitale quali software scegliere, quali fornitori valutare o quali soluzioni siano più adatte a una determinata esigenza. In pochi secondi ricevono una risposta già ordinata, spesso senza consultare uno per uno i risultati di ricerca.

Per le imprese B2B si apre quindi un nuovo modo di agire. Essere ben posizionate su Google resta importante, ma ora conta anche il modo in cui vengono riconosciute e raccontate dai modelli linguistici. È in questo contesto che entra in gioco la generative engine optimization, conosciuta con la sigla GEO.

Come appare l’azienda sugli LLM?

Una specifica attività di monitoraggio della visibilità sugli LLM svolta da professionisti del settore marketing B2B aiuta un’impresa a capire se il proprio marchio compare nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale e in quali situazioni viene citato. Il controllo va oltre la posizione occupata da una pagina nei risultati di ricerca e riguarda anche il modo in cui l’azienda viene associata a un prodotto, a un servizio o a un settore.

Chi si occupa della produzione di software gestionali, per esempio, potrebbe avere la necessità di verificare quali marchi vengono suggeriti quando un utente cerca una soluzione adatta a una PMI, compresa quella relativa alla sua azienda.

Questa attività permette di capire se l’azienda viene collegata agli argomenti giusti, se le informazioni riportate sono corrette e quali concorrenti occupano più spazio nelle risposte. Può anche far emergere un problema di comunicazione. Se un marchio è noto per un servizio ma viene raramente associato a quel tema, probabilmente sul web mancano contenuti abbastanza chiari.

La SEO non è scomparsa

La crescita della GEO, ovviamente, non rende inutili le strategie SEO. Un sito creato e gestito nel modo corretto continua a essere una risorsa importante, perché offre informazioni che possono essere lette, interpretate e utilizzate sia dai motori di ricerca sia dai sistemi generativi.

Rimangono aspetti centrali la velocità, l’organizzazione delle pagine, i collegamenti interni e la qualità dei testi. Ciò che cambia è il modo in cui vengono pensati i contenuti. In passato molte aziende si concentravano soprattutto su una parola chiave, cercando di ripeterla nei punti più importanti della pagina. Oggi questa logica, da sola, rischia di produrre testi poco utili.

La generative engine optimization richiede contenuti capaci di rispondere in modo chiaro a domande reali. Un articolo, quindi, dovrebbe spiegare un tema e fornire informazioni pratica.

Per un’impresa B2B, questa chiarezza ha un valore importante, considerando che i prodotti e i servizi rivolti alle aziende sono spesso complessi e difficili da descrivere.

La SEO continua quindi a lavorare sulla visibilità nei risultati di ricerca. La GEO aggiunge un obiettivo diverso: aiutare l’azienda a diventare una fonte nota all’interno delle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Alle metriche classiche si aggiungono nuovi segnali

Traffico organico, clic, posizionamenti e richieste di contatto sono sempre dati molto utili. Con gli strumenti generativi, però, il percorso compiuto dall’utente assume caratteristiche diverse.

Un potenziale cliente può scoprire un’azienda attraverso una risposta prodotta da un modello linguistico e visitare il sito in un secondo momento, magari digitando direttamente il nome del marchio. In questo caso, gli strumenti di analisi potrebbero registrare una visita diretta senza mostrare il passaggio precedente.

Le imprese devono quindi iniziare a osservare anche altri segnali, come la frequenza con cui il marchio viene citato, gli argomenti ai quali viene associato e il tono con cui viene descritto.

Il passaggio dalla SEO alla GEO non avverrà in modo improvviso. Le due attività continueranno a convivere e a sostenersi. Per le imprese B2B, essere online non significherà più soltanto raggiungere una buona posizione su Google. Significherà anche entrare nelle risposte che aiutano aziende e professionisti a scegliere un fornitore, valutare una tecnologia o trovare una soluzione.

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