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Yann LeCun: la sovranità sull’IA è una questione di sicurezza nazionale

Redazione Universoinformatico24.it Da Redazione Universoinformatico24.it
18 Giugno 2026
in Curiosità
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Yann LeCun: la sovranità sull’IA è una questione di sicurezza nazionale
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(Adnkronos) – Il dibattito sul futuro dell'intelligenza artificiale si arricchisce di una netta distinzione tra autonomia nazionale e censura commerciale. Intervenendo al salone parigino VivaTech, Yann LeCun, figura chiave della tecnologia mondiale e fondatore di AMI Labs, ha tracciato un confine preciso tra la legittima ricerca di indipendenza da parte degli Stati e le politiche restrittive adottate recentemente da Washington, che ha sospeso l'accesso ai modelli avanzati di Anthropic per gli utenti stranieri. La posizione del ricercatore non è una contraddizione, bensì un attacco frontale al monopolio tecnologico, diviso nettamente tra ciò che considera sacrosanto e ciò che ritiene inaccettabile. Da un lato, lo scienziato sposa la necessità dei singoli governi di non dipendere dalle infrastrutture estere. Secondo LeCun, l'urgenza è giustificata dal fatto che la futura fruizione delle informazioni avverrà quasi interamente tramite assistenti virtuali, rendendo la pluralità dei modelli un pilastro democratico fondamentale al pari della libertà di stampa. "Ho avuto scambi con diversi governi in tutto il mondo. Vogliono tutti garantire la propria sovranità in materia di IA, e penso che abbiano ragione", ha detto dal palco.  Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, la soluzione non risiede nel chiudersi dentro i propri confini, ma nella trasparenza. La vera sovranità si difende creando piattaforme collettive e libere, come l'iniziativa Tapestry da lui promossa: "L'unico modo per arrivarci sarebbe un modello di base aperto e libero, su cui chiunque possa creare il proprio assistente specializzato", adattato alla propria cultura e al proprio sistema di valori. Dall'altro lato della barricata, LeCun condanna fermamente la gestione centralizzata della tecnologia, rifiutando l'idea che la sicurezza si ottenga nascondendo gli strumenti al pubblico. La sua critica si rivolge sia al blocco imposto dalla Casa Bianca su Claude Fable 5 e Mythos 5, sia alla scelta interna di Anthropic di riservare l'uso dei propri sistemi di cybersicurezza solo a una cerchia ristretta di grandi aziende.  È in questo elitismo che lo scienziato individua una deriva autoritaria. "C'è una grande arroganza e un complesso di superiorità nell'idea che solo pochi siano capaci di controllare l'IA e che le masse ignoranti non debbano avervi accesso", ha denunciato. Per il pioniere del settore, sebbene i rischi vadano mitigati, limitare l'accesso alla tecnologia non rappresenta una reale strategia di sicurezza, ma si traduce unicamente in un esercizio di puro controllo politico e commerciale. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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