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(Adnkronos) – Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto una soglia dimensionale critica, consolidandosi come infrastruttura portante dell'economia manifatturiera italiana. Secondo il rapporto presentato a Palazzo Piacentini, il sistema conta oggi 780 imprese titolari per un totale di 1000 marchi, capaci di impiegare oltre 363.000 addetti. Questo patrimonio non rappresenta solo un retaggio della tradizione, ma una leva finanziaria e operativa per la competitività globale del Paese. Il valore economico generato si concentra prevalentemente nelle cosiddette "4 A" del Made in Italy: Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento e Arredo. Queste filiere rappresentano l'81,3% del fatturato totale, con il comparto agroalimentare che da solo contribuisce per 53,7 miliardi di euro. Sotto il profilo settoriale, l'88% delle realtà iscritte opera nel manifatturiero, confermando la natura industriale del Registro. A livello geografico, la Lombardia detiene il primato nazionale con il 28,3% dei marchi e quasi la metà del fatturato complessivo (49,1%). Seguono il Veneto e il Piemonte, sebbene regioni come l'Emilia-Romagna e la Toscana mostrino un'altissima specializzazione nelle filiere chiave, con incidenze settoriali che sfiorano l'80%. L'evento è stato l'occasione per illustrare la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, che introduce nuovi strumenti di co-investimento per favorire acquisizioni intra-filiera. L'obiettivo è trasformare il marchio da asset difensivo a leva di sviluppo industriale.
"Celebriamo oggi il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità economica e manifatturiera del nostro Paese. Un traguardo significativo aver raggiunto i Mille Marchi Storici di Interesse Nazionale. Un risultato che, peraltro, giunge a ridosso della Giornata nazionale del Made in Italy 2026 e ne rafforza il valore". Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso. "Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”. “Il traguardo dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese”, ha commentato Massimo Caputi, Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i Marchi Storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del Made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo Strumento Finanziario che favorisce la crescita dei Marchi Storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.” L’80% delle imprese intervistate riconosce al marchio storico un valore strategico elevatissimo, integrandolo attivamente nel packaging e nella comunicazione istituzionale. Nonostante la versione internazionale "Italian Historical Trademark" sia attualmente adottata dal 25% delle aziende, quasi la metà prevede di utilizzarla a breve per contrastare il fenomeno dell'Italian Sounding sui mercati esteri. “Il Rapporto evidenzia con chiarezza che i Marchi Storici non sono solo un patrimonio identitario, ma una componente strutturale dell’economia italiana. Parliamo di imprese radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione e di presidiare le principali filiere del Made in Italy.” Ha aggiunto, Gianluca Brozzetti, Consigliere Vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali. È su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici”.
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