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(Adnkronos) – Durante l’audizione dello scorso febbraio presso la Commissione Affari Europei della Camera, incentrata sull'esame di proposte legislative cruciali come l'Omnibus e il Portafoglio Europeo delle Imprese (COM(2025) 836 final, 837 final, 838 final), è stata sottolineata la necessità impellente di strumenti che snelliscano le attività burocratiche anziché complicarle ulteriormente. La resilienza dell'intero ecosistema digitale dipende infatti dalla capacità dell'Unione Europea di adottare un metro di giudizio e di azione comune, specialmente in ambiti critici quali la cybersecurity e l'approccio all'intelligenza artificiale. Per realtà operative a livello internazionale come aizoOn e ai.esra, la gestione di ventisette legislazioni differenti rappresenta un onere significativo che rallenta la crescita e la capacità di risposta ai fenomeni globali. “Semplificazione sicuramente, norma unica sicuramente, ma quello che oggi è necessario, per questioni che tutti quanti noi conosciamo e di cui si è dibattuto anche oggi in Commissione, sono gli equilibri geopolitici che ci spingono, e noi ne siamo felici, anzi vorremmo essere promotori di questo, a raggiungere quella che è una sovranità digitale. Quindi l’Europa deve costruire tutto ciò che la tecnologia permette ad aziende come la nostra, e a tante altre, chiaramente, di sviluppare nuove tecnologie e far sì che queste possano essere utilizzate nel migliore dei modi in Europa, dandoci anche un peso che collaborerebbe con altre eventuali iniziative che afferiscono a campi diversi, ma che servono a dare all’Europa quella sovranità digitale che effettivamente manca e che poi diventa un vincolo”, dichiara Massimo Centofanti Cybersecurity Division Director aizoOn Technology Consulting e Chief Strategy Innovation Officer & Co-founder di ai.esra “Oggi, per quanto abbiamo tecnologie particolarmente valide, sviluppate dai Paesi europei, queste molto spesso lavorano su infrastrutture non europee, del blocco occidentale soprattutto e, in alcuni casi, del blocco orientale. Quindi è chiaro che, per quanto abbiamo tecnologia “soft”, siamo dipendenti da altre infrastrutture: questo è sicuramente un punto. Un altro punto toccato, su cui abbiamo trovato convergenza con la parte politica, è sicuramente la necessità di costruire laboratori, quindi ecosistemi di ricerca europei, che permettano alle aziende innovative di trovare terreno fertile dove mettere a terra le proprie idee, svilupparle in una logica sinergica e comunitaria, per ottenere ulteriori risultati. Molte delle start-up innovative che sono in Europa, spesso e volentieri, sono obbligate a emigrare negli Stati Uniti per avere gli ambiti corretti di ricerca, sia economici sia tecnologici. Dobbiamo metterci nelle condizioni, a livello di sistema, di creare un ecosistema virtuoso in cui si dia opportunità alle aziende di crescere in una logica di visione e di raggiungimento della sovranità digitale”. Conclude Centofanti. Immagine di cover realizzata con il supporto di Gemini
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