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Alla nostra Nazione, non piace l’energia che ci dona il vento, i comitati del No e le Regioni, ultima la Puglia e la Sardegna, bloccano ogni cinque minuti i nuovi impianti eolici, anche perché” rovinano il paesaggio”C’è però un altro modo di sfruttare il vento che forse sarebbe più valido al nostro Paese, intercettarlo sotto forma di onde marine, usando impianti galleggianti poco visibili se non addirittura invisibili. E pare che l’Italia cominci decisamente a percorrere questa strada. L’onda -mania è iniziata l’estate scorsa, con la presentazione di due progetti simili, basati su meccanismi che sfruttano l’oscillazione di chiatte, mosse dalle onde, uno del Politecnico di Torino  è in prova  a Pantelleria,il secondo dell’Enea, è in costruzione. Ma l’istallazione in mare, poche settimane fa di un altro dispositivo, completamente diverso dagli altri due,mostra  che forse si può fare di più sfruttare l’energia delle onde marine anche sotto la superficie marina. L’idea è venuta a un matematico formatosi alla Normale di Pisa. Michele Grassi che per metterla in pratica, ha fondato la società 40SouEnergy,trovando investitori inglesi e Italiani, tra cui Enel Green Power. Adesso dopo anni di test, il suo primo modello commerciale è stato varato a marina di Pisa. Si tratta di una macchina chiamata H24, costruita da una piattaforma lunga 24 metri e larga quattro, sormontata da una piattaforma più corta posta trasversalmente, che può scorrere avanti e indietro, così quando la macchina è sott’acqua la piattaforma più corta può muoversi spinta dalle onde e trasmettere questo movimento a generatori elettrici posti nella base. Tutto il dispositivo alto tre metri è stato immerso Il 12 novembre davanti a una spiaggia poco a sud della foce dell’Arno, in appena sei metri d’acqua, e connesso alla rete elettrica è la prima centrale a onde“del Mediterraneo e la prima al mondo, che sfrutta da sotto “il movimento delle onde non coinvolge solo la superficie, ma trasmette all’intera colonna d’acqua” e anche se sembra che le onde si muovano solo verso la riva in realtà come svela l’oscillazione delle alghe, le particelle d’acqua vanno avanti e indietro. E questo movimento dell’acqua spinge la parte mobile della h24. Per sfruttare in questo modo l’energia del mare occorre ovviamente che la macchina si trovi in acque poco profonde, ma questo è un vantaggio perché restare vicino alla riva permette di spendere meno per la connessione e la manutenzione”Ma h24 non viene danneggiata dal mare mosso e dalle incrostazioni?” i nostri calcoli assicurano che neanche le onde più potenti ipotizzabili nell’area dove si trova ora h24potrebbearrivare a danneggiare dice Grassi,”mentre contro le incrostazioni abbiamo un nostro sistema di difesa,riservato,che si è dimostrato efficace nei test”.Vedremo se l’H24, che può raggiungere i 100 chilometri di potenza,manterrà le promesse in questo caso potrebbe rivoluzionare la produzione elettrica nel campo delle rinnovabili. Basti pensare che lungo un chilometro di costa sarebbe possibile installare centinaia di macchine alimentando intere città senza produrreCO2 o inquinamenti e riducendo anche l’impatto delle onde sulla costa e quindi il fenomeno dell’erosione.” Grassi è convinto che H24 funzionerà a dovere, tanto da averla già messa in vendita(costa200 mila euro) e proposta  anche in scozia e alle Maldive. Nel frattempo sta raccogliendo finanziamenti tramite  crowdfunding, per istallarne un’altra a Marina di Pisa e alimentare così una flotta di auto elettriche per turisti.

Anna Sciacovelli

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