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Nelle grandi Aziende, ripartono gli investimenti le tecnologie digitali, si confermerebbe la previsione, che la crescita è iniziata sin dal 2016- e si protrarrà sino 2019, e andrà oltre, con una giusta crescita. Si pensa che alcuni settori riusciranno a fare meglio degli altri,in un certo qual modo il manifatturiero che dovrebbe essere allineato ad una certa media.

Settori che rappresentano, la punta di diamante di chi percorre la via dell’innovazione digitale per restare agganciato ai competitori globali. Diversa situazione in altri comparti, in cui è attesa una crescita meno incisiva. In alcuni casi si tratta di dinamiche strutturali legate alle dimensioni delle aziende, mentre nel caso della pubblica amministrazione  il nodo è rappresentato dai fondi: per le amministrazioni centrale e la Difesa non si profilano particolari problemi nella direzione dei progetti di rinnovamento portati dalla strategia per la crescita virtuale. Ben diverso lo scenario per gli enti locali: stretti dai tagli dei trasferimenti portati dal patto di stabilità, soffriranno per la limatura alle risorse.

E’ quello che emerge dallo studio”Digitale in Italia che è stato presentato nel 2016 a Milano nel corso di un evento”impresa4. zero per una industria italiana più competitiva nell’era digitale” promosso da Assinform e Confindustria Digitale.” La ripresa della spesa è un risultato positivo, che mostra come il mondo bussines abbia imboccato la strada della ripresa degli investimenti stabili, puntando in modo particolare sul digital enabler commenta un noto consulente Presidente di Net Consulting Cube. In ambito business, nella maggior parte dei casi gli investimenti puntano alla digitalizzazione dei processi, per migliorare e rendere ancora più persuasivo il rapporto con i clienti. Ci sono, poi, pilastri tecnologici trasversali come il mobile, che diventerà “evidenzia lo studio” la principale voce di spesa. Analogamente si assisterà all’avanzata del Net Clou Computing, dei big data, e della sempre più indispensabile sicurezza che queste soluzioni. E’ un’Italia a macchia di leopardo con grandi imprese che innovano, mentre le medio-piccole- fanno un’innovazione più tradizionale, inoltre sul Mezzogiorno, continua a pesare un forte gap e incide la carenza di soft skill, che in azienda integrano le varie competenze.

Per quanto riguarda invece i settori, il più evoluto è quello delle tic e dei media, al primo posto con 8,1miliardi di spesa digitale previsti nel 2016. Mentre nel 2019 saranno nove miliardi  di spesa. Qui le aziende puntano ad approfondire la proliferazione dei clienti e delle loro abitudini di consumo, proseguendo gli investimenti nella banda ultralarga. Nonostante le turbolenze, il secondo studio, sta accelerando gli investimenti in soluzioni per la gestione della catena della distribuzione, Erp, anche se la maggior crescita si vedrà con l’internet delle cose ( loT), applicata,un domani all’automazione industriale, alla logistica e alla gestione del ciclo di vita del prodotto. ”Andrebbe premiato chi investe in progetti digitali, che favoriscono le iniziative di sistema in un distretto o lungo una filiera”, coinvolgendo fornitori e clienti-osserva un preside Presente della School of Management , un ruolo chiave dovrebbe essere svolto dal sistema bancario, che,dovrebbe essere capace di finanziare progetti di innovazione digitale anche in aziende meno robuste dal punto di vista dei finanziamenti normalmente considerati.”Il mondo del credito, nonostante un biennio difficile e l’arrivo di nuovi player non tradizionali, punta a piani che dovrebbero migliorare l’operatività, e innovare i sevizi alla clientela. Strategie che spingono all’insù gli obiettivi di spesa verso l’alto a supporto dell’internet banking e l’automazione delle filiali, che nelle intenzioni sarà il principale driver. In una situazione analoga si trovano le assicurazioni, che guardano alla scatola nera, per ridurre i rischi e migliorare la gestione del rischio, insieme a mobile big data, e a Cloud computing.

Anna Sciacovelli

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