SPAZIO PUBBLICITARIO

I grandi network di Internet non rispettano le volontà dei creatori di contenuti, se queste differiscono dalle loro esigenze di pubblicità, perché è il profitto a stabilire le scelte di pubblicazione, gestione e diffusione. Il guadagno prevale su tutto. I valori iniziali della rete – la libertà, la privacy, la gratuità – sono stati traditi, limitando anche la stessa innovazione e trasformando Internet in un luogo controllato e gestito da pochi potentati».

 

Si è espresso così Lawrence Lessig giurista americano, professore di Harvard e fondatore di Creative Commons – l’organizzazione che dal 2001 promuove la disponibilità e la condivisione delle opere culturali in maniera legale – nella Lectio magistralis tenutasi alla John Cabot University di Roma, promossa dal Dipartimento di Media e Comunicazione e dall’Ufficio del Presidente.

«Servirebbero delle norme per svincolare la rete dagli interessi economici, ma ciò appare un’utopia», ha sottolineato Lessig.

Lo studioso si è poi soffermato sulla riforma Ue del diritto d’autore: «La nuova versione dell’articolo 13, che sarà votata la prossima settimana, è ancora più contraddittoria dell’attuale. Considerati i costi del copyright, solo le compagnie ricchissime potranno permettersi l’infrazione delle regole. Così, paradossalmente, una legge più restrittiva potrebbe cambiare in peggio il volto di Internet in Europa».

«Il messaggio di Lessig è chiaro: la riforma della rete deve avvenire attraverso regole chiare, scritte nell’interesse collettivo e non di quello di pochi. Chi vuole contribuire a rinnovare  Internet, deve essere capace di avanzare proposte concrete e soprattutto lungimiranti», hanno dichiarato Peter Sarram e Donatella Della Ratta, docenti del Dipartimento di Media e Comunicazione della John Cabot University.

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